Dare più attenzione alle giovani generazioni

Da: Celestina Gambaro, educatrice e membro Commissione del personale OSC

I Servizi Medico Psicologici nell’ambito dell’Organizzazione Sociopsichiatrica Cantonale si occupano di minori, famiglie e di giovani. Sono composti da un’équipe multidisciplinare (medici pedopsichiatri, psicologi e psicoterapeuti, educatori e assistente sociale) e possono così offrire una presa a carico sia per aspetti più conclamati e psicopatologici, sia per aspetti preventivi, che sono spesso centrali per la presa a carico dei minorenni. In età evolutiva è fondamentale che, nel limite del possibile, non si etichetti, categorizzi, classificando nosograficamente tutti quegli aspetti diagnostici esclusivamente di stampo psichiatrico. Per la casistica dei minorenni sarebbe auspicabile più attività in ambito preventivo e maggiore presenza sul territorio grazie al potenziamento degli educatori nei servizi, come anche grazie ad un potenziamento delle figure mediche e psicoterapeutiche.

Per i Servizi Medico Psicologici è importante sottolineare la necessità di figure atte e sensibili per una presa a carico delle diverse problematiche giovanili, che coinvolgono il vincolo sociale e famigliare, anche per quanto riguarda l’aspetto preventivo e di accesso a bassa soglia (occorre esserci prima che la situazione degeneri).

Per ferite psichiche e per traumi non sono efficaci i cerotti e tantomeno quelle modalità fugaci che il sistema di vita attuale impone. Sistema che trova una facile breccia in un’età fragile e di grande vulnerabilità, che, in questo tempo di “Pandemia” si è accentuata, facendo emergere con disarmante velocità situazioni, che forse da tempo erano sull’orlo del baratro e che ora, con la fragilizzazione della società tutta, che vive nella costante insicurezza, arrivano a conclamarsi, portando a far emergere un disagio sempre più evidente.

Da poco si è cominciato a parlarne, ma i giovani sono tra la popolazione più colpita da questo clima di incertezza generale “Covid”, che contribuisce a generare angoscia e paura.

I ragazzi non sono altro che lo specchio di ciò che accade nella società e nelle loro famiglie. E lo vediamo giornalmente nei nostri servizi, dove le richieste per un sostegno sono aumentante esponenzialmente da settembre 2020… Come vi è un’emergenza sanitaria negli ospedali, vi è anche, ora, un’emergenza psico-socio-ambientale, che sta aumentando, traducendosi in un disagio accresciuto, il quale proseguirà, verosimilmente, ancora per i prossimi anni. Effetti, questi, che ne formeranno altri nel prossimo futuro: l’incertezza, la disoccupazione, il clima di paura, i limiti e le regole sempre più ferree, l’impossibilità dell’incontro con l’Altro, con l’amico, l’impossibilità di sfogarsi facendo sport, l’impossibilità per i giovani adulti di frequentare l’ambiente universitario ed accademico, ecc.

Lavorare ed intervenire contro un’omologazione, favorendo così l’esperienza della differenza, è uno dei principi del nostro mandato nel rispetto di chi, in un momento particolare, si ritrova sofferente; sofferenza diversa da quella organica. Ma, in questa situazione di emergenza, che riduce la possibilità di riflessione, richiedendo all’operatore di “essere nella continua azione”, ci è sempre più difficile fare questo. Perché si è costretti a mettere in primo piano quantità ed efficienza, tradendo, così, i principi di ascolto di una certa realtà psichica e allontanandosi da una presa a carico che riesca a soffermarsi sulla comprensione delle cause promotrici del disagio.

È da tempo che i servizi lavorano con il personale ridotto al “minimo indispensabile”: la situazione pandemica non ha fatto altro che metterci ancora maggiormente di fronte alla consapevolezza che bisognerebbe dare più attenzione alle giovani generazioni, perché sono il futuro, anche attraverso il potenziamento di questi servizi e delle figure professionali che vi lavorano, sia per gli aspetti medici, sia per gli aspetti psico-socio-educativi.

 

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