Incinta e ancora in pericolo?

Uno studio recente avverte che una grande maggioranza delle lavoratrici incinte non beneficiano delle misure di protezione a cui avrebbe diritto. La salute di queste lavoratrici e del futuro nascituro è quindi a rischio. Unisanté e la Haute Ecole de Santé Vaud (HESAV, HES-SO) hanno dedicato uno studio sull’applicazione dell'Ordinanza sulla protezione della maternità, che celebra quest'anno il suo 20° anniversario. Intervista a Isabelle Probst (psicologa), Alessia Abderhalden (psicologa della salute) e Maria-Pia Politis Mercier (docente per la professione di levatrice HESAV).

Domanda - Il vostro studio ha coinvolto 202 aziende svizzere. Quali sono i risultati?

Alessia Abderhalden (AA) - La legge sul lavoro (LL) e le sue ordinanze danno ai datori di lavoro un triplice compito per proteggere le dipendenti incinte: devono effettuare un'analisi dei rischi sul posto di lavoro con uno specialista; se c'è un rischio provato; devono adattare il posto di lavoro o offrire una posizione alternativa equivalente alla dipendente interessata; e infine devono informare correttamente le dipendenti sulle attività rischiose all'interno dell'azienda e sulle misure previste. Dal nostro studio è risultato che solo il 2% delle aziende dell'industria alimentare e il 12% delle aziende del settore sanitario soddisfano questi tre requisiti. Una grande maggioranza di aziende non applica le disposizioni di legge e pertanto le lavoratrici non beneficiano delle misure di protezione della maternità a cui avrebbero diritto.

Domanda - Ci sono differenze a seconda del tipo di azienda? Quali sono le conseguenze per le dipendenti?

AA - Più piccola è l’azienda, meno spesso si applicano queste disposizioni. Le aziende private le applicano meno spesso che il settore pubblico. Ci sono i lavoratrici che continuano a svolgere compiti potenzialmente pericolosi per la loro salute e quella del nascituro, perché non possono fare altrimenti. Altre riescono ad accordarsi internamente per evitare di svolgere determinate mansioni rischiose. Questa soluzione può però creare tensioni e sensi di colpa alla lavoratrice, la quale si sente di peso alla squadra. Infine, ci sono dipendenti che vengono messe in malattia. Quest'ultima opzione permette di prevenire l'esposizione ai rischi a breve termine, ma rafforza l'idea che la gravidanza sia incompatibile con il lavoro.

Maria-Pia Politis Mercier (MP-M) - Abbiamo intervistato donne incinte che avevano lavorato in turni di 12 ore nella sanità; altre avevano fatto straordinari mentre erano in congedo parziale; altre ancora avevano sollevato pazienti in sovrappeso o erano state esposte a prodotti tossici.

Isabelle Probst (IP) - La mancanza di informazioni sui rischi sul lavoro è molto comune. Di conseguenza, le lavoratrici spesso non hanno alcuna protezione durante i primi tre mesi di gravidanza, quando spesso non hanno ancora comunicato la gravidanza al datore di lavoro. I primi mesi possono essere i più pericolosi per il feto, soprattutto quando si tratta di esposizione a radiazioni o prodotti pericolosi.

Domanda - Quali sono i rischi e cosa si può fare per migliorare la situazione?

MP-M - La mancata applicazione delle misure di protezione rappresenta un pericolo per la salute della madre e del feto. Le conseguenze possono essere molteplici: l'esposizione a sostanze tossiche può compromettere il corretto funzionamento degli organi riproduttivi. Il sollevamento di pesi, le posture inappropriate, le lunghe ore di lavoro e lo stress elevato possono portare ad aborti, emorragie, contrazioni premature, ecc. Per non parlare degli effetti negativi sull'esperienza della gravidanza. L’Ordinanza sulla protezione della maternità celebra quest'anno il suo 20° anniversario. Questa è un'opportunità per condurre una campagna pubblica per farla conoscere meglio.

AA - I ginecologi sono un elemento chiave nella protezione delle donne incinte sul lavoro. Sono loro che devono verificare che l'analisi dei rischi sia stata fatta e che sia stata seguita da misure concrete. Tuttavia questi professionisti sono spesso inconsapevoli dei loro doveri in questo campo. Qui c'è spazio per migliorare. La questione della protezione della maternità dovrebbe anche essere posta in termini più collettivi. La conciliazione tra gravidanza e lavoro deve diventare una responsabilità delle imprese e della società. Nessuna donna dovrebbe dover scegliere tra la sua salute e quella di suo figlio o il suo lavoro!

IP - In questo senso dovremmo aprire un dibattito sulla mutualizzazione dei costi. Questo potrebbe essere fatto attraverso lo sviluppo dell'assicurazione sociale, per esempio con l'introduzione del congedo prenatale e un fondo dedicato al congedo preventivo.

Domanda - Come si spiega un'incapacità così diffusa nel proteggere le dipendenti incinte?

IP - Ci sono diversi fattori. Uno di questi è la mancanza di informazioni sull'argomento tra le aziende e le dipendenti. Un altro problema è il sottosviluppo della medicina del lavoro e degli ispettorati del lavoro, che non sono in grado di controllare seriamente se si applica la protezione delle lavoratrici incinte. Anche il costo di queste misure gioca un ruolo per alcune aziende, specialmente quelle più piccole.

AA - Abbiamo parlato con dipendenti che erano riluttanti a chiedere misure di protezione ai loro datori di lavoro, per paura di essere licenziate al loro rientro dal congedo di maternità. Lo stesso vale per la possibilità di essere messe in malattia con l'80% del salario pagato dal datore di lavoro. Un grande ostacolo all'applicazione della legge è la mancanza di garanzie per le dipendenti, in particolare per quanto riguarda il licenziamento dopo il periodo di protezione (il licenziamento è vietato durante tutta la gravidanza e nelle 16 settimane successive).

Domanda - Cosa devono fare le lavoratrici in gravidanza in caso di rischi?

La legge sul lavoro e le sue ordinanze stabiliscono che se un'impresa svolge un lavoro che può essere pericoloso o gravoso per una donna incinta, l’azienda deve far eseguire un'analisi dei rischi da uno specialista autorizzato (in linea di massima un medico del lavoro). Questa analisi deve essere fatta prima che qualsiasi donna venga impiegata nell'azienda. Una lavoratrice incinta che si trova di fronte a una mansione potenzialmente pericolosa deve chiedere al suo ginecologo di verificare con il suo datore di lavoro che l'analisi dei rischi sia stata fatta e che abbia portato all'adattamento della postazione di lavoro. In caso contrario il ginecologo deve rilasciare un certificato di inidoneità al lavoro alla dipendente interessata. Questo certificato dà diritto alla lavoratrice di percepire l'80% del suo stipendio (a carico del datore di lavoro).

La lista dei lavori pericolosi o gravosi durante la gravidanza e la maternità è contenuta nell'ordinanza del DFER sulla protezione della maternità. In caso di dubbio o per maggiori informazioni non esitate a contattare il Sindacato VPOD Ticino.

di Guy Zurkinden (SSP-VPOD);
traduzione Lorena Gianolli, VPOD Ticino

Contatti

Sindacato VPOD
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Tel +41 (0)91 911 69 30

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