ARGOMENTARIO REFERENDUM

A COSA SI DICE “NO”? Si dice “NO” al Decreto legislativo concernente il pareggio del conto economico entro il 31 dicembre 2025 con misure di contenimento della spesa e senza riversamento di oneri sui Comuni. Il decreto legislativo consta di due articoli.

Art. 1

L’obiettivo di pareggio del conto economico deve essere raggiunto al più tardi entro la fine dell’esercizio 2025, con delle misure prioritariamente di contenimento della spesa, escludendo l’aumento delle imposte, segnatamente

a) del personale (voce di spesa gruppo 30, spese di funzionamento);

b) dei beni e servizi (voce di spesa gruppo 31, spese di funzionamento);

c) di trasferimento (voce di spesa gruppo 36, contributi) senza incidere sui sussidi alle persone meno abbienti.

Art. 2

1 Le misure di cui all’articolo 1 non possono prevedere il riversamento di oneri finanziari netti sui Comuni.

2 Sono fatti salvi accordi e decreti già in fase di discussione tra il Cantone e i Comuni al momento dell’entrata in vigore del presente decreto legislativo, anche se non ancora attuati.

  1. PERCHÈ “NO”?

“NO” perché è un decreto legislativo (DL) fondamentalmente squilibrato e ingiusto. Un simile approccio basato prioritariamente sul contenimento della spesa per risanare le finanze cantonali non è mai stato adottato in passato: né nei proclami legislativi, né nella realtà.

Peraltro la Legge sulla gestione e sul controllo finanziario dello Stato prevede espressamente che, in caso di problemi finanziari, si faccia un Piano di riequilibrio che agisca sulla spesa e sui ricavi:

Art. 31d Legge sulla gestione finanziaria dello Stato

1Nel caso di un disavanzo del conto di compensazione che eccede il 9% dei ricavi correnti, dedotti gli accrediti interni, i prelevamenti da finanziamenti speciali e i contributi da riversare, il Consiglio di Stato presenta al Gran Consiglio un piano di riequilibrio finanziario che permetta di riequilibrare il conto entro un periodo di quattro anni.

2Il piano di riequilibrio può comprendere sia misure di contenimento della spesa, sia misure di aumento dei ricavi.

3Il Gran Consiglio può decidere misure alternative rispetto a quelle proposte dal Consiglio di Stato, a condizione che l’equilibrio del conto di compensazione possa comunque essere garantito secondo quanto previsto dal cpv. 1.

Anche la Costituzione cantonale indica che occorre adottare un approccio equilibrato:

Freno ai disavanzi: principi e misure di riequilibrio finanziario

Art. 34ter

1Di principio, il preventivo e il consuntivo di gestione corrente devono essere presentati in equilibrio.

2Tenuto conto della situazione economica e di eventuali bisogni finanziari eccezionali, possono essere preventivati dei disavanzi entro i limiti definiti dalla legge.

3I limiti definiti dalla legge vanno rispettati attraverso misure di contenimento della spesa, di aumento dei ricavi o di adeguamento del coefficiente d’imposta cantonale.

4Eventuali disavanzi del conto di gestione corrente a consuntivo sono compensati con avanzi precedentemente realizzati; se ciò non è possibile devono essere recuperati nei termini indicati dalla legge.

5Il Cantone adotta tempestivamente le misure necessarie a garantire il rispetto del principio dell’equilibrio finanziario.

6Per decidere l’aumento del coefficiente d’imposta cantonale è necessaria la maggioranza qualificata di almeno 2/3 dei votanti in Gran Consiglio.

Escludere ogni aumento delle entrate come fa il Decreto legislativo approvato dal Parlamento è ingiusto: significa che ai ricchi non sarà chiesto nulla, mentre il ceto medio, ossia la maggioranza dei Ticinesi, farà tutti i sacrifici per risanare le finanze cantonali.

La procedura adottata dalla Commissione della gestione e delle finanze per preavvisare con un rapporto l’iniziativa parlamentare UDC alla base del decreto legislativo è stata affrettatissima e irrispettosa della Legge sul Gran Consiglio e i rapporti con il Consiglio di Stato: il Governo non ha avuto il tempo di presentare al Parlamento un messaggio articolato ed il Governo ha fatto esplicitamente presente al Gran Consiglio questa impossibilità.

  1. MA… NON È UN DECRETO “DECLAMATORIO”?

Purtroppo no.

Anche se non c’è un effetto “automatico”, con questo decreto legislativo il Parlamento ha ordinato al Governo di agire con le forbici ed il Consiglio di Stato dovrà per forza tagliare o bloccare la spesa. Importante è sapere che non tutti i tagli o blocchi di spesa saranno referendabili, per cui è certo che vi saranno conseguenze importanti.

Cosa farà concretamente il Governo?
Innanzitutto, e principalmente, il Consiglio di Stato sfrutterà le sue ampie competenze, senza fare modifiche di legge referendabili.

    1. Il Governo congelerà o ridurrà i contributi versati agli enti sociosanitari e universitari, modificando i parametri di finanziamento contenuti nei contratti di prestazione. Bisogna ricordare che in questi settori è stata pianificata una crescita delle prestazioni erogate per motivi demografici (invecchiamento della popolazione) e sociali (crescita del disagio dovuto all’esclusione dal lavoro in un’economia di frontiera con un mercato del lavoro poco protetto, ma anche causato dalla crisi della famiglia e dall’atomizzazione della società, ecc.) e di sviluppo (ad es. nel settore universitario sviluppo della ricerca e della Facoltà di biomedicina), per cui il solo fatto di bloccare la spesa significa già tagliare. Il che significa mettere in difficoltà case anziani + servizi d’assistenza e cura a domicilio + istituzioni sociali del settore handicap, minorenni e dipendenze + enti universitari e di ricerca.
    2. Il Governo bloccherà in tutto o in parte le sostituzioni di impiegati, docenti e operatori scolastici specializzati partenti, che erano alle dipendenze del Cantone: il che significa peggiorare la qualità e l’efficacia dei servizi alla popolazione e della formazione.
    3. Il Governo potrà ridurre la manutenzione di edifici, strade, informatica, ecc. e rallentare il programma degli investimenti: il che significherà meno lavoro per le piccole e medie imprese che svolgono dei mandati per il Cantone (imprese di costruzione, falegnami, studi di architettura, ingegneria, servizi logistici, consulenza giuridica, consulenza informatica, consulenza per direzione lavori e conduzione progetti…).
    4. Il Governo potrà ridurre le prestazioni finanziarie -fissate da regolamenti- per il ceto medio (il decreto legislativo indica che la riduzione dei trasferimenti deve essere fatta “senza incidere sui sussidi alle persone meno abbienti”): in tutti gli ambiti, ossia settore sociale, economico, ambientale, culturale, giustizia, ecc. Peraltro dove sia il limite tra “meno abbienti” e ceto medio la maggioranza che ha approvato il decreto legislativo non l’ha detto (ricordiamo che in Ticino la maggioranza della popolazione ha un imponibile sotto i 50'000 franchi annui).
    5. Il Governo potrà bloccare per 4 anni ogni nuova spesa: questo significa non affrontare le nuove sfide che ci attendono, ossia i cambiamenti climatici, l’invecchiamento della popolazione, l’esclusione dal mondo del lavoro, il disagio sociale, la digitalizzazione, i nuovi bisogni di formazione, ecc. Tutto questo mentre altrove si investono miliardi per affrontare la situazione post-pandemica!

Poi il Governo potrà anche proporre al Parlamento di votare delle modifiche di legge per congelare/ridurre gli stipendi del personale cantonale e per modificare i sussidi a persone appartenenti al ceto medio: solamente tali modifiche sono referendabili.

  1. SÌ, MA IL DISAVANZO È TUTTO COLPA DELLA CRESCITA DELLE SPESE!

Non è vero. Il disavanzo è stato causato anche dai buchi milionari lasciati dagli sgravi fiscali “senza rete” degli ultimi 25 anni, che sommati tra loro ammontano almeno a 300-400 milioni di franchi annui. Tutto questo senza contare che nei cassetti del Parlamento vi sono altre proposte per ulteriori sgravi fiscali per un totale di altri 300 milioni Fr annui.

  1. IN CONCLUSIONE

Con il referendum contro il decreto legislativo diciamo pertanto:

  • NO ad una prospettiva squilibrata, che invece di investire sul futuro ci propone della banale ragioneria!
  • NO al degrado della qualità dei servizi alla popolazione: dalla giustizia alla sicurezza, dalla formazione al settore sociosanitario, dalla protezione dell’ambiente alla manutenzione/investimento nelle infrastrutture!
  • NO a un risanamento finanziario miope e ingiusto, in quanto prioritariamente fondato su sacrifici a carico della maggioranza dei Ticinesi!
  • NO, perché molti tagli non potranno essere combattuti da un referendum ed è quindi importantissimo bloccare subito questo tipo di manovra finanziaria!

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