Campi di lavoro forzato: Rinegoziare l'accordo di libero scambio con la Cina! #NoComplicity

Ora che la Cina ha apparentemente sotto controllo il virus corona, il governo cinese si presenta come l'immacolato salvatore nel momento del bisogno e loda il suo modello di governo dittatoriale. Ma la crisi del corona nasconde il suo vero volto: da uno a tre milioni di uiguri sono ora detenuti in campi di lavoro forzato, dove decine di migliaia sono costretti/e a lavorare in fabbriche di fornitori di marchi europei. Per evitare che la Svizzera si renda complice di questo sistema disumano, questa deve rinegoziare l'accordo di libero scambio con la Cina: Firma la petizione ora! #NoComplicity

Circa uno fino a tre milioni di uiguri sono tenuti/e in campi forzati in Cina. Secondo recenti rivelazioni e ricerche, circa 80’000 di loro sarebbero stati/e deportati/e dai campi direttamente in altre parti della Cina, dove lavorano in fabbriche per fornitori di marchi internazionali.

L'attuale accordo di libero scambio tra la Svizzera e la Cina offre una protezione troppo scarsa contro i prodotti provenienti dal lavoro forzato che raggiungono anche il nostro Paese e ricevono addirittura concessioni doganali.

Chiediamo pertanto al Consiglio federale di rinegoziare un nuovo accordo di libero scambio con la Cina e assicurarsi che:
- il rispetto dei diritti umani, del lavoro e delle minoranze siano esplicitamente garantiti;
- siano incluse clausole vincolanti in materia di diritti umani per garantire che nessun prodotto derivante dal lavoro forzato o associato ad altre gravi violazioni dei diritti umani entri nel mercato svizzero;
- le controversie in materia di lavoro e di occupazione siano sottoposte ad un procedimento e che siano stabiliti solidi meccanismi di revisione. Questi sono completamente assenti dall'attuale accordo.

Dobbiamo agire adesso!

Diverse ricerche hanno portato alla luce la crudele realtà dei campi forzati cinesi:
- I China Cables hanno dimostrato l'esistenza di campi di lavoro forzato nel Turkestan orientale (Xinjang in Cina), in cui da uno a tre milioni di uiguri sono detenuti contro la loro volontà.
- Secondo il China Files, nello Xinjiang sono attualmente attive 68 società europee - tra cui anche aziende svizzere.
- Secondo un rapporto dell'Australian Strategic Policy Institute (Aspi), tra il 2017 e il 2019, più di 80’000 membri della comunità uigura sono stati portati dai campi di lavoro forzato in altre parti della Cina, dove devono lavorare sotto stretta sorveglianza per i fornitori di aziende internazionali.
- Secondo Aspi, queste fabbriche appartengono alle catene di fornitura di almeno 83 noti marchi internazionali e cinesi come Samsung, Sony, Microsoft, Nokia, Adidas, H&M, Lacoste e Volkswagen.

L'attuale trattato di libero scambio con la Cina contiene troppo pochi accordi efficaci per impedire che i prodotti provenienti dal lavoro forzato o da altre gravi violazioni dei diritti umani entrino nel mercato svizzero e siano premiati con concessioni doganali. Per questo motivo esortiamo il Consiglio federale a rinegoziare l'accordo di libero scambio con la Cina.

Firma ora la petizione!

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito della Société pour les peuples menacés (solo in francese).

Contatti

Sindacato VPOD
Via S. Gottardo 30
6900 Lugano

Tel +41 (0)91 911 69 30

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