RIFORMA FISCALE: NO

A furia di battere il chiodo prima o poi si riesce nell’intento. Il Gran Consiglio, con l’approvazione della riforma fiscale, ha confezionato un nuovo consistente regalo a ricchi superricchi e aziende: 22 milioni all’anno (38 compresi i Comuni) per scongiurare un loro ipotetico pericolo di fuga verso lidi fiscalmente più accoglienti.

È l’ennesima trovata a sostegno di un modello, la concorrenza fiscale cantonale, così caro alla destra; un nuovo capitolo della più che collaudata politica delle “casse vuote” (magistralmente documentata da S. Guex nel suo saggio L’argent de l’Etat), tesa a ridurre ai minimi termini lo Stato e la sua funzione ridistributiva.

Sgravi e tagli, tagli e sgravi: una politica ventennale che ha portato a un impoverimento generale della popolazione ticinese, ad un’accentuazione delle disparità economiche e sociali, alla crescita di xenofobia e razzismo.

E all’orizzonte già si stagliano nuovi e ancor più consistenti alleggerimenti fiscali (si parla di 60 milioni a seguito della riduzione dell’imposizione degli utili delle persone giuridiche), nuovi regali a società che per le loro “ottimizzazioni” fiscali possono sempre far capo, tra l’altro, a pratiche tutt’altro che limpide quali, per non citarne che alcune, gli ammortamenti accelerati, le riserve occulte, i patteggiamenti con l’autorità tributaria.

Con quali conseguenze? Non ci vuole un grande sforzo di fantasia ad immaginare come e dove: tagli che andranno a colpire la socialità, la formazione, l’apparato pubblico.

E tutto questo per arrivare dove? Ad eguagliare il canton Lucerna, alfiere dei tagli alle imposte, che non ha più spiccioli per acquistare nuovi libri per le sue biblioteche, che deve “concedere” una settimana di vacanza supplementare non pagata ai docenti di liceo perché non ci sono più soldi?

Vent’anni di politiche liberiste bastano e avanzano. Come bastano e avanzano certi patteggiamenti: ottenere oggi uno per perdere cinque domani non è per nulla lungimirante e non fa certamente gli interessi della popolazione in generale, e dei dipendenti del settore pubblico in particolare.

Se, come sostengono tutte le forze politiche del Cantone, è così necessario incrementare la natalità in Ticino (con 250 franchi al mese per il primo anno di vita del neonato) e se è di così vitale importanza promuovere la conciliazione lavoro-famiglia per quale motivo imporre il ricatto, perché di ricatto si tratta, degli sgravi fiscali a ricchi superricchi e aziende?

L’iniziativa della VPOD “Asili nido di qualità per le famiglie” del 2013 è sempre sul tavolo. Non è stata e non va ritirata. La votazione popolare ci dirà se quelli di liberali, pipidini e leghisti sono veri intendimenti oppure le solite vuote parole a giustificazione dell’ennesimo regalo a ricchi superricchi e aziende.

No dunque a perniciosi mercanteggiamenti e sì al referendum contro la revisione fiscale. Invitiamo gli affiliati VPOD a sostenere questa posizione.

Dominoni Romano, delegato cantonale al Comitato nazionale VPOD
Garrafa Valentino, presidente della Commissione del personale dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale
Merlini Adriano, presidente VPOD docenti
Pestoni Graziano, membro Comitato esecutivo VPOD
Quarenghi Lorenzo, membro Comitato esecutivo VPOD

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