Parità incompiuta in Ticino: le cifre lo dimostrano!

La 2a edizione de «Le cifre della parità», curata dall’Ufficio di statistica (USTAT), rivela numericamente la realtà delle donne ticinesi. Lo studio mostra molti miglioramenti e passi avanti, ma evidenzia anche persistenti discriminazioni che ci allontanano dalle ambite «pari opportunità».

Quanto pesano i modelli culturali e sociali, la formazione e le logiche economiche sulle discriminazioni che le donne conoscono tutt’oggi? La mattinata di studio organizzata dalla Commissione consultiva sulle pari opportunità voleva appunto rispondere a questa domanda, offrendo la possibilità ai presenti di ascoltare interessanti relazioni e riflettere su quanto la nostra educazione e i nostri preconcetti possano frenare il raggiungimento della parità.

Davina Fitas, presidente della Commissione, ha introdotto alla mattinata e salutato i presenti, per poi passare la parola a Rachele Santoro, delegata cantonale alle pari opportunità, che ha dichiarato: «il raggiungimento della parità non è un processo passivo in cui si spera che con il tempo le generazioni cambino, ma si tratta invece di un processo attivo che coinvolge tutti: politiche e politici, cittadine e cittadini, ragazze e ragazzi».

Il responsabile dell’USTAT Pau Origoni ha indicato che in base allo studio la parità in Ticino è nettamente migliorata per quanto riguarda la formazione, mentre che le opportunità lavorative mostrano nette differenze, soprattutto dopo la maternità.

Anita Testa Mader, psicologa e ricercatrice, ha trattato dell’impatto che gli stereotipi e i modelli culturali e sociali hanno nella vita delle donne: per questo è importante crescere i ragazzi senza «discriminazione di genere» e sradicare il problema alla base.

Carmen Vaucher De La Croix, economista e responsabile formazione continua DEASS e SUPSI, ha reso attenti agli stereotipi ancorati anche nella formazione, che portano alla segregazione orizzontale ed al fatto che la Svizzera abbia il tasso più alto in Europa di donne impiegate a tempo parziale o sottoccupate.

Infine l’economista Sergio Rossi, evidenziando l’impatto delle logiche economiche nelle discriminazioni delle donne, ha messo l’accento sul fatto che una donna sposata consideri spesso il proprio salario solo come complementare a quello del marito: questo sovente la induce ad accettare lavori semplici e mal retribuiti.

Quest’interessante mattinata ha permesso alle numerose persone presenti di avere un quadro generale sulla situazione della parità in Ticino. Le cifre dimostrano chiaramente la necessità di trovare soluzioni per migliorare la situazione e che occorre battersi a tutti i livelli per cambiare le cose!

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16.05.2018 Le cifre della parità PDF (2,555 kB)