Passerelle sì, scorciatoie no

Non posso condividere l’entusia- smo manifestato gli scorsi giorni dai Direttori del DECS e del DFA- SUPSI mentre affermano che la professione di docente dell’obbligo mantiene una forte attrattiva dal momento che vi sono molti candi- dati che aspirano a svolgerla. Non posso perché ci dicono pure che molti di questi candidati non avreb- bero le credenziali in regola per ambirvi, ma che loro hanno trovato il modo di porre rimedio.

Per le scuole comunali, infanzia ed elementari, il percorso classico richiede la maturità liceale e tre anni di formazione di base al DFA. Dal momento che scarseggiano i candidati, si è scelto di permettere l’accesso al DFA anche a chi è in possesso della maturità professionale previo il superamento di un esame federale che di norma viene svolto dopo aver frequentato un anno di corsi di materie di cultura generale tenuti dai docenti del Liceo di Bellinzona. È quello che si chiama un “Corso passerella”, che permette cioè di rientrare in un percorso formativo che le scelte antecedenti avrebbero normalmente precluso: è un’ottima opportunità. Oggi però si è andati oltre. Tutte le maturità professionali o specializzate aprono le porte ad un “Corso di forma- zione complementare” tenuto dal DFA che si somma ai Corsi base per diventare maestro: lo stesso DFA farà un esame per valutare il raggiungimento degli obiettivi disciplinari fissati. Il conflitto di interesse, per una scuola come il DFA che lavora su mandato del Cantone, è evidente: forniscono loro stessi le credenziali necessarie ad accedere ai loro corsi per diventare docenti ... ma soprattutto, perché il doppione con il Corso passerella? Il fatto che la sola studentessa intervistata da Il Quotidiano del 29 novembre abbia candidamente ammesso di essersi iscritta dopo aver fallito per ben due volte gli esami del Corso passerella sembrerebbe dare un’indicazione evidente.

Nel settore medio mancano docenti di matematica, tedesco e francese (e non solo!). Per essere ammesso all’abilitazione all’insegnamento medio tenuta dal DFA è necessario avere una laurea breve (3 anni, fino a pochi anni addietro era richiesto, giustamente a mio avviso, un master) nella disciplina che si vuole insegnare, oppure ... aver frequentato per qualche tempo un ateneo, indipendentemente da ciò che vi si è studiato, iscriversi al DFA dove, oltre alle utili componenti pedagogiche didattiche, vi verrà fornito un “Complemento di formazione disciplinare” in comodi moduli incentrati su quanto sarete chiamati ad insegnare in classe! Ecco un’altra, pericolosa, scorciatoia.

Ora, mi sembra utile che prima di insegnare si debba imparare ad insegnare, ma mi pare altrettanto evidente che ancor prima si debba apprendere molto di più di ciò che si vorrà poi trasmettere. Che ognuno faccia il proprio mestiere: il DFA si occupi di pedagogia e didattica e lasci ai licei e alle università il compito della formazione disciplinare.

Il continuo abbassamento dei requisiti per accedere alla professione di docente, finalizzata a colmare la carenza di candidati validi, è deleteria per la qualità della scuola pubblica del Cantone Ticino e priva pure di sbocchi lavorativi molti giovani che stanno seguendo studi accademici tanto appassionanti e approfonditi quanto impegnativi, lunghi e costosi. Mina inoltre l’autorevolezza di tutti i docenti nei confronti dei loro studenti, perché la loro professionalità si basa essenzialmente sulla conoscenza delle materie che insegnano. La buona scuola è fatta dai buoni docenti: per essere un buon docente è fondamentale, anche se non sufficiente, amare e padroneggiare la propria disciplina. Ho passato cinque anni studiando in francese geografia (storia e geologia) all’UNI di Losanna e insegno geografia: potrei insegnare in francese, ma non sarei invece in grado di insegnare il francese. Volere non corrisponde, purtroppo, sempre a potere: sono un accanito sostenitore della democratizzazione dell’accesso ad ogni livello di formazione, ma il fatto di poter accedere ad una formazione non può garantirne la riuscita.

È indispensabile che il Dipartimento si attivi per attrarre candidati all’insegnamento solidi, ad esempio riconoscendo per primo la professionalità dei suoi docenti, difendendone l’immagine pubblica, migliorando le condizioni quadro del loro lavoro e facendo loro recuperare migliori condizioni contrattuali.

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