Ora serve una legge sul commercio estero

Il 7 marzo scorso il popolo svizzero ha votato su un accordo di libero scambio. Si è trattato di esprimersi su quanto già approvato, nella sessione invernale 2019, dal Parlamento, per il quale l’Accordo con l’Indonesia avrebbe offerto all’economia Svizzera opportunità di accedere a un importante mercato in crescita, scongiurato il pericolo che le imprese elvetiche venissero discriminate, stabilendo comunque regole commerciali compatibili con l’obiettivo dello sviluppo sostenibile.

Questa posizione, sostenuta anche dal Consiglio federale, è stata confermata dall’elettorato svizzero che, con una maggioranza del 51,6%, ha detto sì all'accordo di partenariato economico con l’Indonesia.

Il voto mostra però la necessità di un cambio di direzione nella politica economica e richiede una legge che assicuri trasparenza e coerenza nella politica economica estera. “Il risultato del referendum – spiega Isolda Agazzi di Alliance Sud – dimostra che la gente è sempre più critica nei confronti degli accordi commerciali che tengono in poco conto l'ambiente e i diritti umani.” La centralità di una legge che colleghi il business e i diritti umani è emersa anche nelle discussioni sui prossimi accordi di libero scambio (ALS) con i Paesi del Mercosur e con la Malaysia. “Alla Svizzera - continua Isolda Agazzi - è mancata finora la base giuridica per contrastare le violazioni dei diritti umani aggravate dalla sua politica economica estera. L'esempio lampante è l'accordo di libero scambio con la Cina (ALE). L'esistenza del lavoro forzato nei campi uiguri nello Xinjiang è ben nota, ma la Svizzera fa poco per impedire che i prodotti provenienti da questi campi siano importati in Svizzera e con una tariffa preferenziale, nel quadro dell’ALS.”

Per Alliance Sud, Public Eye e la Società per i Popoli Minacciati, la politica commerciale va sottomessa ai diritti umani, come è stato proposto anche dal professore emerito Thomas Cottier. Il popolo svizzero se lo merita.

di Isolda Agazzi, Alliance Sud

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