Per un salario minimo dignitoso nel Cantone e a Lugano

Da: Raoul Ghisletta, granconsigliere e sindacalista VPOD

L’articolo 4 dell’attuale Legge cantonale sugli stipendi in vigore dal 2018 non garantisce uno standard salariale minimo equo nell’Amministrazione cantonale. A suo tempo la Commissione della gestione e delle finanze del Gran Consiglio aveva accolto solo parzialmente le richieste dei sindacati del settore pubblico, limitandosi ad introdurre una soglia salariale minima di 43'000 fr annui, che corrisponde al livello delle prestazioni dell’assistenza sociale.

Anche il Regolamento organico delle collaboratrici e dei collaboratori della Città di Lugano presenta la stessa impostazione: il cpv.6 dell’art. 36 fissa infatti un minimo salariale di 43'753 fr annui.

Questi importi non garantiscono uno standard salariale dignitoso. Per questo il segretario VPOD Ticino Raoul Ghisletta chiede ora di porre rimedio. Con due atti parlamentari presentati a livello cantonale e comunale propone di adottare come minimo salariale i 4'000 fr per 12 mensilità (fr 22 orari), contenuti nell’iniziativa popolare federale sui salari minimi del 2012 («Per la protezione di salari equi - Iniziativa sui salari minimi»): si passerebbe quindi da un minimo salariale di 43'000/43'753 fr ad un minimo di 48'000 fr annui.

Ricordiamo che la proposta costituzionale dell’iniziativa popolare lanciata dall’Unione sindacale svizzera era stata respinta dal Consiglio federale: “pur condividendo nella sostanza le preoccupazioni degli autori dell’iniziativa, ossia lottare contro il dumping salariale e la povertà”, il Governo svizzero aveva indicato che spettava ai partner sociali e ai singoli datori di lavoro definire il salario minimo. Negli scorsi anni questo è avvenuto effettivamente in vari ambiti lavorativi grazie ad una dinamica di partenariato sociale, anche se purtroppo non ovunque.

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