Questi 5,2 miliardi di tagli non sono semplici voci contabili. Si tratta ad esempio della riduzione dei salari del personale federale e della soppressione di posti di lavoro; della diminuzione del finanziamento alle università, alle SUP e ai politecnici federali, che rischia di tradursi in un aumento delle rette; della riduzione dei contributi al Fondo nazionale svizzero, con la conseguente massiccia soppressione di impieghi e di progetti di ricerca; della riduzione dell’aiuto sociale alle persone rifugiate e richiedenti l’asilo, nonché di tagli rilevanti nell’aiuto umanitario e nella cooperazione internazionale.
Con questa scelta politica, e nonostante i conti 2025 si siano chiusi con un’eccedenza di bilancio, la maggioranza di destra soffoca i servizi pubblici e la popolazione.
La privatizzazione avanza, le nostre condizioni di vita regrediscono
La minoranza di sinistra invece si compiace di essere riuscita a limitare i danni alle Camere federali e rinuncia, peraltro all’ultimo momento, alla battaglia referendaria già in corso.
Con l’adozione del Programma di sgravio non abbiamo tuttavia guadagnato nulla, se non un rafforzamento delle disuguaglianze sociali, maggiore precarietà e servizi pubblici indeboliti. Questi tagli avranno ripercussioni molto concrete sul nostro ambiente, sulle condizioni di lavoro e sull’accesso e sulla qualità delle prestazioni.
Senza un fronte di sinistra unito e combattivo, l’unica vittoria si colloca chiaramente dal lato del blocco borghese. Karin Keller Sutter, che dispone ormai di piena libertà d’azione, annuncia già un nuovo programma di austerità in vista del 2029 e che i tagli respinti in questa occasione dovranno essere riproposti nel quadro del preventivo 2027. Queste misure federali andranno inoltre a sommarsi agli attacchi al servizio pubblico promossi nei Cantoni e nei Comuni.
Il rafforzamento della nostra azione sindacale è quindi più necessario che mai. Dobbiamo continuare a organizzarci, ovunque possibile, per porre fine a questa spirale di austerità e riuscire a superare una postura puramente difensiva, conquistando finalmente nuovi progressi a favore della giustizia sociale.
La mobilitazione avviata nei settori toccati dal pacchetto di sgravio 27, in particolare nelle università, non è vana. Al contrario. Essa ha permesso anzitutto di esercitare una certa pressione sui parlamentari, anche a destra, che hanno finito per ridurre quasi della metà i tagli previsti nella formazione, nella ricerca e nell’innovazione. Si tratta di un risultato del tutto insufficiente, ma sufficientemente raro da essere menzionato.
Soprattutto, i collettivi che abbiamo costituito e l’esperienza militante acquisita nell’ultimo anno ci serviranno a rilanciare senza indugio la mobilitazione, questa volta nei confronti dei cantoni, per esigere che attutiscano l’impatto. Ne hanno i mezzi.
Contro l’austerità, restiamo solidali e mobilitate/i!
