Il referendum è stato lanciato il 30 giugno da un'ampia alleanza di sindacati, partiti e organizzazioni sociali con un messaggio chiaro: giù le mani dai salari minimi.
La modifica della legge prevede che, in determinati casi, i contratti collettivi di lavoro (CCL) dichiarati di obbligatorietà generale prevalgano sui salari minimi fissati dai Cantoni o dai Comuni, anche quando prevedono retribuzioni inferiori. Secondo i promotori del referendum, questo rappresenta un grave passo indietro nella tutela delle lavoratrici e dei lavoratori con i redditi più bassi e mette in discussione decisioni democratiche adottate a livello cantonale e comunale.
I salari minimi sono uno strumento essenziale per garantire condizioni di lavoro dignitose e contrastare il dumping salariale. Consentono a chi lavora di vivere del proprio salario e rappresentano una protezione fondamentale nei settori caratterizzati da bassi salari.
Con il lancio del referendum si apre ora la raccolta delle 50'000 firme necessarie affinché la popolazione possa esprimersi alle urne su questa modifica legislativa. L'obiettivo dell'alleanza referendaria è difendere il principio secondo cui nessun contratto collettivo deve poter aggirare o indebolire i salari minimi stabiliti democraticamente.
