A queste criticità si aggiunge una crescente preoccupazione legata all’aumento delle persone detenute con problematiche psichiatriche. Tali situazioni richiedono competenze specifiche e una presa a carico adeguata anche dal punto di vista clinico. Questa evoluzione comporta ulteriori sfide operative per il personale penitenziario.
In questo contesto già delicato, alcune decisioni di carattere organizzativo e finanziario rischiano di aggravare ulteriormente le difficoltà del settore. In particolare, destano interrogativi l’applicazione delle misure generali di contenimento del personale anche a un ambito già sotto pressione, così come alcune limitazioni nei processi di assunzione.
Alla luce di quanto precede, si chiede al Consiglio di Stato:
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Alla luce dell’attuale situazione del settore penitenziario, il Consiglio di Stato ritiene appropriata l’applicazione anche a questo ambito della misura della non sostituzione del 10% del personale partente?
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Alla luce dell’attuale situazione del settore penitenziario, il Consiglio di Stato ritiene appropriato che, in caso di pensionamento di un collaboratore, sia necessario attendere fino a sei mesi prima di poter procedere con una nuova assunzione?
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Alla luce dell’attuale situazione del settore penitenziario, il Consiglio di Stato non riterrebbe appropriato versare il premio per prestazioni eccezionali (art. 56 Regolamento dei dipendenti dello Stato)?
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Per quali ragioni pratiche, attualmente, le persone titolari di un permesso di domicilio (permesso C) non possono partecipare al concorso per aspiranti agenti di custodia?
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Il Consiglio di Stato ritiene che le risorse attualmente disponibili siano sufficienti per garantire una presa a carico adeguata, dal punto di vista clinico, dei detenuti con problematiche psichiatriche?
