Nel corso del workshop organizzato dalle Donne USS, intitolato «Chi paga il prezzo della cura?», sono state condivise esperienze, analisi e rivendicazioni legate al lavoro di cura, un aspetto che attraversa profondamente il mondo del lavoro e la società nel suo insieme.
La discussione ha messo in luce come il lavoro di cura – dall'accudimento di figli e figlie all'assistenza di persone anziane o malate, fino al sostegno emotivo e all'organizzazione della vita familiare – continui a ricadere in modo sproporzionato sulle donne. Si tratta di un lavoro essenziale per il funzionamento della società e dell'economia, ma che troppo spesso rimane invisibile, poco riconosciuto e scarsamente valorizzato.
La mancanza o l'insufficienza dei servizi pubblici, la precarizzazione del lavoro e la persistenza di stereotipi di genere contribuiscono a rafforzare queste disuguaglianze, limitando l'autonomia economica delle donne, alimentando il divario salariale e rendendo più difficile conciliare vita professionale e responsabilità di cura.
Al termine del workshop, le partecipanti hanno votato e approvato una risoluzione sindacale che pone al centro la necessità di considerare la cura come una questione sociale, economica e politica, e non come una responsabilità privata da scaricare sulle singole donne. La risoluzione rivendica, tra le altre cose, la valorizzazione delle professioni femminili attraverso salari adeguati, il rafforzamento dei servizi pubblici destinati all'infanzia e alle persone non autosufficienti, l'introduzione di congedi realmente paritari e la lotta contro la precarizzazione del lavoro e tutte le forme di discriminazione e molestia nei luoghi di impiego.
La giornata ha rappresentato un importante momento di elaborazione collettiva e di mobilitazione sindacale. Le proposte contenute nella risoluzione costituiscono un passo concreto verso migliori condizioni di impiego per le donne e verso una più equa ripartizione del lavoro di cura e delle responsabilità sociali.
