VPOD docenti e la crisi coronavirus

Da: Adriano Merlini, presidente docenti VPOD Ticino

Il 4 marzo, a seguito della quarantena decretata per alcuni allievi e docenti di una scuola professionale cantonale, il Sindacato VPOD ha chiesto ai consiglieri di Stato Bertoli e Vitta di emanare un comunicato che rassicurasse il personale in quarantena senza essere ammalato riguardo al versamento dei salari.

Per il Sindacato VPOD Ticino la chiusura di una classe, di una scuola, di un ufficio pubblico, di un reparto sociosanitario, di un servizio, ecc. per ordine dell’autorità configura un impedimento per il lavoratore a svolgere l’attività. Pertanto in caso non sia possibile per il dipendente in quarantena effettuare il lavoro in altre forme e luoghi (ad es. da casa), deve essergli garantito il salario mensile, in quanto l’impedimento al lavoro è determinato dall’autorità pubblica sanitaria e non dalla volontà del dipendente. Questo tipo di casi rientra nel rischio economico assunto dai datori di lavoro. Il consigliere di Stato Bertoli ha dato una risposta positiva alla richiesta la sera stessa del 4 marzo. Analogo diritto al salario secondo il Sindacato va di principio considerato nel caso il dipendente debba occuparsi dei figli al di sotto dei 15 anni, che rimanessero a casa per motivi di quarantena, e questo in tutti i casi il dipendente non possa ragionevolmente trovare altre risorse famigliari per la loro cura.

Sulla frequenza nelle scuole
Giovedì 12 marzo il Sindacato VPOD docenti è pure intervenuto sulla frequenza delle scuole dell’obbligo, dopo che era stata decretata la chiusura delle scuole post-obbligatorie. Il Sindacato VPOD docenti ha preso atto delle decisioni del Consiglio di Stato, supportato dal gruppo di lavoro scientifico, di mantenere aperte le scuole dell’infanzia, elementari e media, ma lo ha invitato anche ad elaborare uno scenario alternativo, che consistesse nel rendere facoltativa la frequenza della scuola in modo che le famiglie possano gestire bambini e ragazzi in modo autonomo, se hanno i mezzi per accudirli in sicurezza. Abbiamo pure chiesto di garantire loro la continuazione del programma scolastico, facendo capo al materiale didattico fornito dai docenti. Questa soluzione doveva consentire di ridurre i numeri eccessivi presenti nelle classi, che non garantiscono la distanza sociale minima per ridurre il rischio di contagio (e questo anche a seguito delle inevitabili malattie di stagione che affliggono il corpo docente, assenze che comportano degli accorpamenti di classe quando non è possibile attivare un supplente).

Dopo un penosissimo parapiglia generato dai Municipi di Cadenazzo, Monteceneri, Lugano e Locarno, che venerdì 13 marzo hanno chiuso in tutto o in parte le loro scuole comunali in aperta polemica con le indicazioni del Consiglio di Stato, il Governo ticinese ha deciso la chiusura delle scuole dell’obbligo da lunedì 16 marzo al 4 aprile. Per scongiurare il rischio di scambio intergenerazionale del coronavirus il Governo ha stabilito che al più tardi da martedì 17 marzo 2020 e nella misura del possibile le scuole dell'obbligo dovessero collaborare nell’accudimento a scuola di allievi che per ragioni familiari non avevano la possibilità di rimanere a casa.

Il Sindacato VPOD docenti ribadisce la propria solidarietà a tutto il personale attivo nelle scuole: ricordiamo che nelle scuole medie superiori i docenti stanno lavorando con l’insegnamento a distanza per permettere agli studenti di rimanere al passo con il programma e di non perdere l’anno e che anche nelle scuole dell’obbligo i docenti si stanno attivando in questa direzione.

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