Senza protezione nel cantiere pubblico della NTFA!

Da: Christian Dandrès, avvocato e consigliere nazionale

Il 19 giugno il Consiglio nazionale ha preso atto dell'ultimo rapporto di vigilanza (19.005) sulla costruzione della nuova ferrovia transalpina (NFTA). Questo documento illustra molto bene come le autorità federali concepiscono i rapporti di lavoro.

Il rapporto ripercorre le disfunzioni conosciute del progetto: ad esempio riporta il caso dei tubi di drenaggio installati nel tunnel del San Gottardo, che non corrispondevano ai criteri di qualità definiti. Esso menziona inoltre esempi di violazioni delle norme relative alle condizioni di lavoro, che sono state numerose ed hanno toccato tutto il cantiere: come il caso dei minatori sudafricani, che hanno scavato il pozzo di Sedrun, profondo 800 metri, svolgendo turni di 12 ore senza pause e subendo deduzioni salariali illegali.

La reazione del committente Alptransit, filiale delle FFS, è stata differente a seconda che si trattasse di tubazioni o di condizioni di lavoro!

Nel caso dei tubi di drenaggio Alptransit ha ottenuto il rimborso di tutti i danni. Nulla è stato tralasciato: si è ottenuto persino il rimborso del rincaro sul valore del materiale.

Nel caso dello sfruttamento dei dipendenti e della messa in pericolo della loro salute non ha invece fatto nulla. Il rapporto si limita ad indicare che Alptransit non aveva accesso alla documentazione del personale e dei subappaltatori. Il rapporto non specifica se questi documenti sono stati richiesti e conclude sostenendo che non spetta al committente indagare su tali situazioni: il committente può limitarsi a richiamare i consorzi che si sono aggiudicati gli appalti a rispettare i propri obblighi.

Eppure il rispetto delle condizioni di lavoro è parte integrante delle direttive imposte a chi si è aggiudicato un appalto, né più né meno della qualità dei prodotti da fornire.

Questo dimostra che in pratica, anche nei cantieri pubblici, i dipendenti devono difendere loro stessi i propri diritti. Questo non è facile. I lavoratori non sono protetti quando sollevano dei problemi, né lo sono i delegati che rilevano e denunciano le infrazioni. Le persone licenziate per rappresaglia non possono esigere da un giudice la loro reintegrazione, poiché la Svizzera non rispetta tuttora il diritto internazionale in materia di libertà sindacale.

Inoltre, anche in caso di denunce fondate, secondo il rapporto il committente pubblico non è chiamato a intervenire per garantire che i datori di lavoro paghino quanto dovuto ai lavoratori. Restano i tribunali. Ma come possiamo credere che dei minatori sudafricani abbiano una concreta possibilità d’intraprendere un’azione legale nel loro paese e di farne una seconda in Svizzera contro la filiale delle FFS, se non riescono ad essere pagati in Sudafrica per il lavoro svolto in Svizzera?

Ci deve quindi essere un cambiamento radicale nella pratica e si deve adottare un pacchetto di misure per proteggere la salute e le condizioni di lavoro dei salariati.

Mentre si apre il dibattito sull'iniziativa UDC per la limitazione dell’immigrazione, dobbiamo ricordarci di questo imperativo: la libera circolazione è un diritto fondamentale dei salariati e dev’essere collegata ai diritti sociali e sindacali.

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