Promozioni federali e bocciature cantonali per una società inclusiva!

Da: Raoul Ghisletta, segretario VPOD Ticino

L’Unione sindacale Ticino e Moesa invita a votare due volte no nelle votazioni cantonali del 9 febbraio 2020.

  • NO all’inserimento del principio della sussidiarietà nella Costituzione cantonale, norma voluta dalla maggioranza di centrodestra per legittimare il disimpegno dello Stato e dare largo spazio agli enti privati nella gestione della socialità, della sanità e della formazione: non si devono creare centri di potere privati alimentati dai soldi pubblici, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di libertà degli utenti e di parità di trattamento;
  • NO all’iniziativa popolare “Le vittime di aggressioni non devono pagare i costi della legittima difesa”, perché crea un’assurda disparità di trattamento: infatti essa obbligherebbe il Cantone a pagare integralmente i costi solamente in questa specifica fattispecie e non in tanti altri casi dove la persona per ottenere ragione dalla giustizia deve pagare un avvocato (ad es. nel caso una persona sia accusata ingiustamente di un reato e subisca un processo). Si teme anche che la norma possa in qualche modo spingere le persone a farsi giustizia da sé.

Per quanto riguarda le votazioni federali del 9 febbraio l’Unione sindacale svizzera invita a votare due volte sì:

  • SÌ all’iniziativa “Più abitazioni a prezzi accessibili”, che prevede sul totale dei nuovi alloggi vengano costruiti almeno il 10% di alloggi d’utilità pubblica: questi ultimi devono essere di proprietà di organizzazioni senza scopo lucrativo, che saranno sostenute da Confederazione e cantoni. L’iniziativa vuole anche impedire che i costi per il risanamento energetico sussidiato dallo Stato siano scaricati sugli inquilini con un aumento delle pigioni;
  • SÌ al divieto della discriminazione basata sull’orientamento sessuale: il nuovo articolo 261bis del Codice penale contro la discriminazione e l’incitamento all’odio va a colpire penalmente chi fomenta l’odio contro le persone omosessuali o bisessuali. Ricordiamo che ben il 70% dei dipendenti omosessuali in Svizzera è stato vittima di discriminazioni negli ultimi tre anni secondo uno studio dell’Università di Ginevra: occorre quindi agire contro chi discredita e discrimina le persone in base all’orientamento sessuale, come pure contro chi rifiuta loro un servizio destinato al pubblico.
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