Rivoluzione contrattuale nel settore sociosanitario?

Lo scorso 19 novembre la Commissione gestione e finanze ha firmato il rapporto del relatore Matteo Quadranti sul messaggio 7639 del Consiglio di Stato concernente la creazione delle basi legali per l’attuazione della mozione “Vincolare l’adesione a un contratto collettivo di lavoro (CCL) per gli enti beneficiari di contratti di prestazione”. La decisione finale spetterà al Gran Consiglio durante la sessione di dicembre.

Si arriva dopo 6 anni a dare una forma giuridica conforme al diritto per la richiesta dei deputati Gianni Guidicelli e Lorenzo Jelmini, formulata con una mozione del 2014, che chiedeva al Governo di stabilire l’obbligo di aderire a un contratto collettivo di lavoro (CCL) per gli enti sussidiati dal Cantone. Siccome tale obbligo è escluso dalla giurisprudenza del Tribunale federale, il Consiglio di Stato ha proposto una via alternativa.

Va specificato che è stata scartata l’ipotesi di decretare l’obbligatorietà generale dei CCL del settore sociosanitario, in mancanza di una richiesta da parte delle associazioni contraenti (sindacali e padronali) e a causa della difficoltà a comprovare la necessità del conferimento prevista dalla legge.

Il Governo ha pertanto optato per la richiesta agli enti sussidiati di avere condizioni di lavoro conformi al CCL di riferimento. Le strutture che sottoscrivono un contratto di prestazione con il Cantone e non sottostanno a regolamenti organici dei dipendenti comunali o consortili, dovranno produrre una dichiarazione che attesti la sottoscrizione di un CCL o che comprovi l’equivalenza e la conformità delle disposizioni del proprio contratto a quelle del CCL di riferimento. La soluzione trovata dal Governo traspone la regolamentazione e la giurisprudenza in materia di commesse pubbliche, affidando alle commissioni paritetiche il compito della certificazione. Le commissioni paritetiche del settore sociosanitario hanno dato la disponibilità di principio ad accettare il compito di controllo delle equivalenze al CCL delle condizioni contrattuali vigenti negli enti esterni non firmatari, ma finanziati dal Cantone tramite contratti di prestazione. L'attività di certificazione della conformità dei contratti individuali ai CCL delle Commissioni paritetiche sarà finanziata totalmente dagli enti che richiedono tale certificazione sulla base di un tariffario a copertura dei costi.

Settori ed enti interessati dalla certificazione CCL

Ambito ospedaliero (LCAMal): Clinica Santa Chiara SA e Fondazione Cardiocentro Ticino

Ambito tossicomanie (LCStup): Associazione l'Ancora - centro terapeutico Villa Argentina.

Case anziani: 16 strutture con contratti aziendali o individuali.

Integrazione sociale e professionale degli invalidi (LISPI): 11 enti su 23 non firmatari del CCL.

Settore delle persone richiedenti l'asilo: 1 ente non sottostà ad un CCL.

Centri educativi per minorenni (CEM) e case d'accoglienza per le famiglie: 2 enti

Servizi di assistenza e cura a domicilio privati: ad inizio 2019 non aderivano al CCL 13 servizi sui 24 che hanno sottoscritto un contratto di prestazione con il Cantone.

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