Ridiamo vita alla LISPI e dignità al lavoro sociale!

Da: Lucio Negri, presidente del Comitato VPOD IS

Il settore sociale sta morendo, e muore perché il concetto attuale e coerente di pedagogia integrativa, colonna portante della Lispi, viene quotidianamente subordinato ad un sempre più pressante lavoro amministrativo centrato sul profitto e sulla parità di bilancio.

Da quando sono stati attivati i mandati di prestazione, gli IS gestiscono sempre più le risorse con uno stampo manageriale e questo a scapito degli operatori e degli utenti, con iniziative di controllo e pressione al quanto discutibili.

Prendiamo per esempio le malattie: in alcune realtà sono state introdotte misure interne di controllo che non sono accettabili e che leniscono sia il reciproco rapporto di fiducia, sia la dignità del lavoratore. Un esempio su tutti l’introduzione del colloquio di rientro: se un operatore si ammala, oltre a dover avvertire imperativamente il proprio Direttore, deve sostenere un colloquio di rientro con il suo responsabile per determinare la necessità o meno della sua assenza. Non ci si può più ammalare, bisogna lavorare con la paura che se ci si ammala la propria malattia sarebbe vissuta come un gratuito assenteismo.

Anche l’applicazione di alcuni articoli del CCL crea problemi, essi sono liberamente interpretati a scapito della qualità di vita non solo dell’operatore, ma del suo nucleo famigliare, ad esempio:

Un risparmio che cozza con la situazione reale
L’Art. 51 che tratta degli “altri congedi”, garantisce al personale con responsabilità famigliare un congedo pagato fino a un massimo di 3 giorni per la cura dei figli malati, su presentazione di un certificato medico. Questo articolo in alcune realtà lavorative viene interpretato come un massimo di tre giorni per anno, e ciò nonostante la presa di posizione della Commissione Paritetica Cantonale delle IS sul tema. Un’interpretazione che cozza a pieno con le realtà famigliari, soprattutto in caso di situazioni monoparentali, per di più in un settore che conta una presenza femminile importante.

Chiediamo a tutti i sindacalisti di leggere questi esempi e altre situazioni di degrado come un chiaro segnale di gestioni che di sociale hanno ben poco. Gli operatori sociali non si sentono più tutelati e si sentono impotenti nei confronti delle Direzioni e il numero esiguo di Commissioni Interne attive all’interno delle IS la dice lunga.

Negli ultimi vent’anni, gli operatori sociali hanno perso per strada una settimana di vacanza, sono stati imposti inizi di carriera al di sotto della classe prestabilita per motivi di risparmio, non vi è più stato un adeguamento del salario al carovita. Vige un disagio vero nelle Istituzioni sociali, non dovuto solo alle vacanze o al salario, ma al clima di controllo, di richieste burocratiche sempre più incombenti e che mettono in secondo piano il lavoro con e per la persona disabile.

Chiediamo ai sindacati di vigilare sull’applicazione corretta del CCL e su eventuali misure interne agli IS che mettano il lavoratore in difficoltà.

Al Dipartimeno Sanità e socialità chiediamo di vigilare sull’applicazione della LISPI all’interno delle IS. innanzitutto per quanto concerne il fine e gli scopi della Legge, subordinando i mandati di prestazione ai bisogni delle persone ospitate e seguite dalle IS e non viceversa. Chiediamo che i mandati di prestazione siano adeguati tenendo conto delle mutate esigenze e dell’aumento costante della burocrazia, in modo da permettere agli operatori che si prodigano per la vera integrazione dell’utenza invalida di perseguire il loro mandato con serenità e soddisfazione.