Le sfide del servizio pubblico

Da: di Graziano Pestoni, presidente USS Ticino e Moesa

Nell’Ottocento l’industria e l’artigianato avevano bisogno di mezzi di trasporto per le loro merci e di servizi postali. Visto l’inefficienza del settore privato, il parlamento federale decise di nazionalizzare le poste e successivamente le ferrovie e le telecomunicazioni. Per rispondere ai bisogni della popolazione, sotto la spinta delle forze progressiste e di quelle sindacali, in anni più recenti nacquero gli ospedali pubblici, le aziende elettriche, servizi sociali e amministrativi. Il nostro Paese, gradualmente, costruì quindi una rete di servizi pubblici di alta qualità, invidiata da mezzo mondo.

A partire dagli anni Settanta le forze economiche e finanziarie divennero più avide. Con la complicità del mondo politico e sotto la spinta dell’Unione europea, decisero di cambiare rotta. L’unico loro obiettivo divenne la ricerca, nel breve periodo, del massimo profitto. E il servizio pubblico rappresentava un bocconcino prelibato. Tutto quanto era potenzialmente redditizio andava pertanto privatizzato. Molte proposte furono bocciate soprattutto in seguito a referendum popolari. Furono invece privatizzate le ex-regie federali: Poste, Telecomunicazioni, FFS. Il capitale dell’azienda, per esempio delle Poste e delle FFS, è ancora detenuto dalla Confederazione, ma molti settori sono ceduti al privato e l’obiettivo è cambiato: non è più prevalente la qualità del servizio offerto alla popolazione, bensì i risultati finanziari. La chiusura degli uffici postali, malgrado le proteste dei cittadini e dei comuni, ne è una testimonianza.

Cosa significa tutto questo? Significa disporre di scuole, di servizi postali, amministrativi, sociali, di trasporti pubblici e di ospedali meno efficienti. Significa condizioni di lavoro meno interessanti, più precariato, meno salario, meno diritti. Significa pure calpestare la dignità e l’orgoglio del pubblico dipendente, che spesso è messo in condizioni di non poter svolgere l’attività nel pieno rispetto della propria professionalità. Significa ancora meno democrazia. Perché un servizio privatizzato non può essere controllato da nessuno.

La sfida? Per evitare il continuo degrado della qualità dei servizi e delle condizioni di lavoro, i servizi pubblici dovrebbero essere nuovamente gestiti dall’Ente pubblico. E, nel limite del possibile, bisognerebbe prevedere una partecipazione diretta della cittadinanza alla gestione di ciò che oggi chiamiamo “i beni comuni”.