La salute mentale, un bene comune

Da: di Pálma Pestoni, infermiera psichiatrica, membro VASK-Ticino

Le Giornate della schizofrenia, organizzate dalla VASK (Associazione di famigliari e amici delle persone con disagio psichico), si sono svolte nel mese marzo per una settimana con manifestazioni di vario genere, volte a richiamare l’attenzione sulle malattie psichiche e sull’importanza dell’inclusione sociale nel percorso di guarigione.

Tra gli eventi segnaliamo la serata organizzata con l’Associazione per la difesa del servizio pubblico che ha riunito i vari protagonisti della psichiatria (famiglie, operatori, direzione OSC) per una riflessione condivisa in previsione anche della nuova Pianificazione socio-psichiatrica in elaborazione.

Dai bisogni delle famiglie, dalle necessità mutate e il desiderio di non perdere l’umanità delle cure degli operatori, ai limiti finanziari e concettuali che il Cantone impone alla direzione, emerge chiaramente la necessità di un impegno congiunto per una psichiatria veramente al servizio della comunità tutta.

Sei i punti fondamentali emersi.

  1. Le malattie mentali toccano tutti – come dice uno degli slogan delle Giornate della schizofrenia. Le statistiche confermano: una persona su due in Svizzera, nell’arco della sua vita si rivolge a uno psichiatra. Il malessere, come la malattia è in crescita nella nostra società. La salute mentale è un indicatore del benessere sociale, e può diventare il motore di un cambiamento positivo per tutti.
  2. Occorre una psichiatria di prossimità, facilmente raggiungibile che svolge un lavoro di prevenzione e monitoraggio sul territorio. In questo senso sono stati attivati il Centro di contatto telefonico, e avviato il progetto di ricovero a domicilio Home treatment. Sono nodi di una rete possibile, ma che rimarrà sfilacciata, se i Servizi Psico-Sociali e i Servizi Medico-Psicologici non saranno in grado di svolgere il loro lavoro preventivo e dare continuità alle cure. Rinforzare e ridefinire i compiti di questi servizi sarà fondamentale.
  3. Puntiamo su reparti per la gestione delle crisi che lavorino nell’ottica di un rapido reinserimento e quindi in stretta collaborazione con i servizi esterni. Mantenere dei contatti funzionali con il territorio e gestire al meglio le crisi richiede un importante investimento di risorse. Ci si domanda se il finanziamento delle cliniche private, che sfuggono a questa logica sia un buon investimento da parte del Cantone.
  4. I luoghi che ridanno dignità, senso della cittadinanza, possibilità d’inclusione sociale, come i centri diurni del servizio di socioterapia nelle città e il Club ’74 a Casvegno, sono da sostenere e diversificare.
  5. Gli operatori devono poter lavorare in condizioni che permettano loro di mantenere la qualità del loro lavoro, i contatti con colleghi di altre istituzioni come con le famiglie, la motivazione, la curiosità e la dimensione umana, relazionale delle cure e una formazione continua adeguata.
  6. Va garantito il sostegno alle famiglie, attraverso una buona informazione e il loro coinvolgimento attivo nei piani di cura. Non in ultimo, poiché fruitori della rete psichiatrica meritano l’attenzione da parte degli organi pianificatori e decisionali.

Il pubblico ha riempito la sala: operatori, famigliari, persone interessate. Mancava un anello importante, quella dei rappresentanti della politica. Ma l’alleanza possibile tra diverse parti emersa in questa serata potrà e dovrà incontrarli. Per una psichiatria unita negli intenti, vicina al territorio e alla società, rispettosa della dignità umana e garante della salute pubblica.

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