Frattaglie forse minute, sicuramente indigeste

Da: Adriano Merlini, presidente docenti VPOD Ticino

Affronto qui alcuni temi apparentemente minori, ma importanti per il buon funzionamento della scuola, sui quali il Sindacato agire.

La formazione continua dei docenti (FC)

Dal 2015 i docenti sono obbligati a svolgere 8 giorni di FC ogni 4 anni. Nessun problema: da sempre amiamo imparare, anche per meglio insegnare. Il Regolamento all’art. 14 recita: Le assenze occasionate dalla partecipazione ad attività riconosciute fino al raggiungimento del minimo di cui all’art. 5 cpv. 1 sono coperte da supplenze esterne, così come quelle occasionate dalla partecipazione ad attività obbligatorie.

Ora, invece, sembra che nelle scuole dell’obbligo le direzioni limitino assai l’accesso dei docenti alla FC e, soprattutto alle Medie, si faccia ancora grande ricorso alle supplenze interne per coprire i vuoti. Ciò è contrario al Regolamento. Ricordo che per ovviare al prevedibile problema della disponibilità, la Divisione si era detta favorevole alla proposta avanzata da VPOD in fase di consultazione: costituire una griglia settimanale di docenti attivi nella sede/comprensorio che, volontariamente, si mettono a disposizione per questo tipo di supplenza in cambio del pagamento per la loro prestazione. A che punto siamo?

Si sta inoltre diffondendo uno stile da souk per il riconoscimento e il rimborso dei corsi di FC. Ad esempio il corso di Geografia a Venezia in primavera 2018 per i docenti SMs: durata effettiva 3 giorni, riconosciuti solo 2; il rimborso dovrebbe essere totale se fatto rientrare negli 8 giorni obbligatori, invece si copre il viaggio, ma solo il 70% di alloggio e pasti. Peggio per chi ha già raggiunto il quantum minimo: l’interesse del corso viene declassato dall’ufficio competente da alto a medio (sic), decurtando così i rimborsi.

E quanto al quantum (…) non è l’unico problema. Ve ne sono altri di ordine burocratico-amministrativo che mettono in crisi l’ufficio competente e lasciano scontenti i docenti. Anche qui un solo esempio chiarificatore. Un docente che aveva già effettuato 7,5 giornate di FC obbligatoria a metà del quadriennio ha inoltrato la richiesta per un corso di una giornata, indicando che intendeva inserirla nel quantum minimo così da completarlo. Dopo una prima risposta che indicava che sarebbe stato calcolato come corso facoltativo, ovviamente rifiutata dal collega, la soluzione trovata è stata far figurare una durata dimezzata del corso. Dal profilo contabile funziona, ma nel portfolio del collega figurerà ½ giornata di aggiornamento in meno. Possibile che non si riesca a creare una modalità di registrazione che permetta la suddivisione di un solo corso sia nel quantum minimo obbligatorio sia nella parte eccedentaria facoltativa?

Il Lavoro di Maturità (LAM)

Nel Medio superiore ogni studente deve svolgere un LAM per accedere agli esami finali. I Lavori di maturità sono proposti volontariamente dai docenti, vivamente incitati dalle Direzioni degli istituti. Nelle sedi si è diffusa la pratica di riconoscere ¼ di ora-lezione al docente per ogni studente che segue il suo LAM, ritenuto un massimo di 12 allievi per corso. Può essere anche una buona cosa, ma il problema sorge quando un docente accetta di far partire un LAM con pochi iscritti, dato che in alcune sedi la direzione impone al docente la presenza fisica in aula durante le due ore settimanali anche quando si hanno solo 3 o 4 iscritti e dunque si è pagati 3/8 o 4/8 delle 2 ore suddette. Al di là dei numeri il problema è di fondo. Il regolamento delle SMs del 2016 all’Art. 66 inerente i LAM, parla di lavoro … organizzato in forma seminariale …: a mio avviso questa dicitura non implica necessariamente l’obbligo di presenza in aula due ore la settimana. Questo vale a maggior ragione per gli studenti. A dipendenza dell’impostazione del LAM, è indispensabile che svolgano parte della ricerca fuori dalla sede scolastica: analisi di terreno, consultazione di archivi e biblioteche, … Più banalmente ricordo che nessuna sede SMs è attualmente dotata di un numero di terminali tale da permettere a tutti gli studenti che svolgono il LAM di potervi fare capo contemporaneamente. Per un Lavoro di maturità, ritengo dovrebbe prevalere l’accordo professionale e personale tra il docente e i suoi studenti, sempre nell’ovvio rispetto della qualità richiesta.

Anche questo mi sembra un esempio perfetto di quell’eccesso normativo e di controllo che svilisce la professione e che rischia di demotivare molti docenti: il risultato potrebbe così essere non riuscire a raggiungere il numero necessario di offerte di LAM in varie sedi. Le Direzioni coopteranno i docenti? Bonjour la qualité!

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